Il synth è facilmente utilizzabile, senza impazzire più di tanto (al contrario di quanto affermava il mio amico dicendomi: “non ho capito a cosa serva, non riesco a farlo suonare..” ). Basta smanettare un po’ sui filtri e sugli oscillatori per tirarne fuori, a seconda di quanto serva, dei bassi davvero subsonici – preparatevi a comprare un bel sub per apprezzarne tutte le qualità – o dei lead molto interessanti, meno acquosi di quelli offerti dai virtual instruments.
Ultimamente ne abbiamo fatto largo uso insieme a Donuts per la produzione di buona parte dei beats di Soul On Pads, in uscita a Settembre nella sezione FREE REC del sito www.soulville.it, con l’intenzione di usarlo principalmente per creare alcuni tappeti sonori ad alcune produzioni (se riuscite a capire la metà delle configurazioni possibili attraverso le patch del pannello frontale potreste farci 100 dischi). Ci siamo invece ritrovati a scoprirne più di una caratteristica interessante e quindi, mossi dalla voglia di metterlo completamente a nudo, gli abbiamo poi rubato anche diversi suoni usati per realizzare bass lines molto “presenti”, oltre a diversi leads.
L’Ms-20 ha, inoltre, una funzione molto interessante, che ho scoperto da poco più di un anno (l’ho comprato circa 3 anni fa, subito dopo l’acquisto del Fender Rhodes e non ho mai osato cercarne un manuale) ed è la possibilità di far passare delle fonti di suono esterne attraverso il synth modulandole con i filtri proprietari. Nel delirio di connessioni del pannello frontale mi sono così trovato a sperimentare, sempre con Donuts (e precisamente durante il missaggio di Soulpusher, traccia di Al Castellana presente su Soulvillians e prodotta da Donuts) un suono di chitarra proveniente dalla Telecaster di Donuts sapientemente filtrato e modulato con un jack, di cui un’estremità collegata all’entrata del CV (Control Voltage, controllo di tensione) e l’altra, udite udite, ad una delle mie dita! Il battere dell’estremità di una delle mie dita sulla punta del jack introduceva un bypass momentaneo del controllo di tensione che ha creato un effetto molto strano presente sul finale della traccia (correte a comprare Soulvillians ora!).
Insomma, e per concludere, si tratta di un vero e proprio synth monofonico analogico con tanta, tanta voglia di farsi scoprire ed altrettanta voglia di offrire una gran varietà di suoni adattabili, nella maggior parte dei casi, alle vostre produzioni hip hop, e non solo! Nel caso in cui decidiate di acquistarne uno, fate in modo di provarlo per testarne tutte le funzionalità e soprattutto lo stato di funzionamento degli oscillatori così come dei filtri… un analogico può portare brutte sorprese a volte!
Una volta acquistato però… non riuscirete più a staccarvelo di dosso!
Buon suono a tutti
(Tony Fine)
Anno di produzione
1978
Scheda Tecnica
* Polifonia – Monofonico
* Oscillatori – 2 VCO’s + noise
* LFO – One LFO w/ multiple waveforms
* Filtri – 2 MultiMode VCFs: Lowpass, Highpass, Notch, BandReject; with ADSR
* VCA – 2 VCAs: ADSR + Sample and Hold with an envelope follower
* Tastiera – 36 keys